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Il ponte militare Bailey più lungo d’Italia a Chioggia (VE), di Carlo Baldracchini

la passione per la storia e gli eventi locali raccontati attraverso la fotografia e la videocreatività

La realizzazione del ponte in ferro più lungo d’Italia in località Chioggia (Ve)

Carlo Baldracchini

di Carlo Baldracchini

(gennaio – agosto 1980)

Lettera aperta ai frequentatori del Sito www.Quinto Bolsena.it

La constatazione del progressivo aumento di interesse sul nostro Sito Internet, attivo da più di un decennio, resa evidente dal continuo pervenire di messaggi al suo “blog”, con richieste di informazioni, per lo più da parte di ex militari che prestarono il proprio servizio di leva inquadrati nel 5°btg.g.p. “Bolsena” (e, ancor prima del 1976, nel 5°btg.g.p. di C.A.), e non solo, mi è di stimolo a realizzare un progetto, vagheggiato da tempo, di ripercorrere, descrivendole con dovizia di particolari, le tappe più significative percorse dalla nostra Unità nel decennio 1976-86.
Il motivo che mi spinge a limitare il mio excursus al solo periodo indicato escludendo, cioè, i precedenti e i successivi trascorsi, risponde al mio desiderio di mettere in evidenza la grande visibilità e notorietà acquisita dal “Bolsena”, proprio in quel decennio, nell’ambito della collaborazione tra Esercito e Paese.
Ne fanno testo i numerosi riconoscimenti conseguiti da parte delle Autorità interessate e il risalto dato dai mass-media, proprio per essere stati coinvolti, in maniera quasi continuativa, in una successione di eventi di carattere straordinario, in parte legati a operazioni di soccorso a popolazioni colpite da calamità naturali (eventi sismici) e in parte per comprovate e urgenti esigenze di pubblica utilità per lo più legate al ripristino e al mantenimento della viabilità ordinaria.
E in qualunque tipo di intervento fornito dalla stessa l’Unità, al completo e/o limitato a uno dei suoi reparti inquadrati, i risultati conseguiti, visti sia sotto l’aspetto dell’organizzazione attuata che sotto quello delle prestazioni tecnico-professionale fornite e, in taluni casi, anche per le innovative soluzioni adottate, hanno raggiunto livelli di “eccellenza”.
Accingendomi ad affrontare questo mio “arduo” proponimento, sono sorretto dalla convinzione di possedere sia i titoli che le giuste motivazioni per farlo, avendo militato, per quasi 25 anni, nelle file della stessa Unità e, ancor più per essere stato “sempre” coinvolto, pur se con diverse responsabilità e mansioni, in tutte quelle attività che mi sono proposto di descrivere.
Gli obiettivi, che mi auguro di poter raggiungere con tale iniziativa, la cui completezza affido in buona parte ai miei “ricordi” e alla consultazione di quei pochi documenti che gelosamente conservo nel mio archivio personale (relazioni, disegni, foto, rassegne stampa e quant’altro) – parte dei quali da rielaborare per una migliore comprensione – sono: da un lato, quello di rendere partecipi coloro che non vi presero parte, alcuni “spicchi” di storia della loro Unità e, dall’altro, di fornire l’opportunità di far “rivivere” a coloro ne furono i protagonisti, le emozioni di quelle esaltanti esperienze di vita vissuta e professionale, e consentir loro, raccontando ad altri le loro vicissitudini, di poter esprimere con una punta di orgoglio: “C’ero anch’io!”.
Chiudo tale premessa, con l’auspicio di riuscire a creare consensi e interesse attorno a questa “iniziativa” e, ancor più, di stimolare il desiderio di Colleghi, e di chiunque altro fosse disposto a farlo, di volerla partecipare con propri contributi, non tanto per alleviare il mio impegno, quanto di poter riuscire nell’intento di poter scrivere “a più mani” alcuni capitoli della storia del “nostro” Bolsena.
Ma, se l’ invito al proselitismo non riuscisse a “far breccia””, sarà sufficiente limitare il proprio contributo con l’inviarmi quei documenti, eventualmente posseduti (penso, per lo più a rassegne stampa, fotografie, notazioni e quant’altro), si da fornirmi, almeno, l’opportunità di ampliare la descrizione dei singoli interventi e di poterli esporre nel rispetto della successione cronologica dei tempi di reale svolgimento, obiettivo, quest’ultimo, che in questa mia prima stesura, mi risulta impossibile perseguire.
E lo è al punto da orientarmi, almeno inizialmente, sulla “Realizzazione del ponte in ferro più lungo d’Italia” in località Chioggia (Venezia), scelta questa, non sicuramente dettata dal desiderio “egocentristico” di apparirvi in prima persona visto il mio diretto coinvolgimento in tutte le fasi del concorso, ma solo come atto di riconoscimento dovuto, indistintamente, a tutto il personale che vi fu coinvolto per l’intelligente e fattivo apporto assicurato in ogni momento, per la complessità delle tecniche di montaggio e varamento del manufatto messe in atto e, infine, per la risonanza che lo stesso concorso ha avuto in ambito nazionale ad opera dei mass-media, tanto da giustificare l’uso dell’ appellativo, con cui mi piace ricordarlo, de “La Madre di tutti i nostri concorsi”, tra quelli affidati e portati a termine dal personale del Bolsena nell’ambito della collaborazione cui ho fatto cenno.
(un po’ di piaggeria finale, sicuramente non guasta!).

Buona lettura

Carlo Baldracchini

 

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  1. gabriele natale ha detto:

    ciao sono gabriele ex genio pioniere peccato che sono molto distante dellottanta sono anno 72 facevo esercitazzione costruire ponti e poi distrurgelli ciao a presto

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